🇫🇷 Raymond Queneau a Lerici per una notte

Romanziere, poeta, enciclopedista, matematico, Raymond Queneau nel settembre del 1962 passa da Lerici. Veniva da Nervi ed era diretto a Firenze. 

Chissà perché pensa di fermarsi a dormire proprio a Lerici. 

Queneau dorme una notte a Lerici, in una camera d’affitto posta proprio sopra un garage e per questo forse un pò troppo rumorosa! Possiamo immaginarla sulla via Biaggini nei pressi del Comune o sulla strada in salita che porta verso la Chiesa parrocchiale di San Francesco e che prosegue poi verso Fiascherino e Tellaro.

Personaggio eccentrico, Queneau abbandona il surrealismo di Breton, partecipa all’avanguardia letteraria degli anni trenta e scrive sulla rivista Volonté negli anni che precedono la Seconda guerra mondiale. Al di là della polemica contro il Surrealismo, vi precisa alcuni principi della sua estetica: rifiuto dell’ispirazione, del lirismo romantico, dell’automatismo caro ai surrealisti, per contro vi afferma la valorizzazione dell’opera costruita e compiuta. Pare strano, se si pensa al modo di scrivere di Queneau che sembra seguire solo improvvisazione e sberleffo!

In realtà Queneau vuole introdurre ordine e logica in un universo che ne è tutto il contrario. Sperimenta approcci matematici sulla lingua e sulla creazione letteraria, restando in equilibrio tra esperimento combinatorio e gioco, un  gioco che segue però regole ben precise.

La fama di Queneau è soprattutto legata a romanzi come Zazie dans le métro e Fiori blu o a libri particolarissimi come Exercices de style e Cent mille milliards de poèmes, costruzioni uniche nel loro genere. 

Lui però è stato anche direttore dell’Encyclopédie de la Pléiade di Gallimard per 25 anni e creatore, insieme a François Le Lionnais, del movimento OuLiPo (Ou-vroir de Li-ttérature Po-tentielle, “Laboratorio di letteratura potenziale”), un gruppo di ricerca letteraria al quale partecipavano anche Georges Perec e Italo Calvino e che aveva lo scopo di proporre agli scrittori nuove strutture, spesso di natura matematica, di inventare nuovi procedimenti artificiali, meccanici e ludici per sviluppare la creatività.
Ma pochi forse sanno che il primo lavoro di erudizione da lui tentato in gioventù era stata la ricerca dei “Fous Littéraires”, gli autori “eterocliti”, considerati “Pazzi” dalla cultura ufficiale: creatori di sistemi filosofici, di modelli cosmologici o di universi poetici fuori da ogni scuola, da ogni logica, da ogni classificazione.

Riunione del Oulipo il 23 settembre 1975 nel giardino di François Le Lionnais. Il primo a sinistra, seduto, è Italo Calvino

Il suo intento era di compilare un’ “Enciclopedia delle scienze inesatte”, un originale progetto che naturalmente nessun editore volle mai prendere in considerazione. 

Fra questi eterocliti Strafford e  il suo Amphiorama  di cui si è già parlato in Percorsi (a cura di Luisa Rossi) e che, guarda caso, ha il suo punto focale sulla cima della Castellana, il monte che si trova di fronte a Lerici, dall’altra parte del golfo della Spezia.

Chissà che Queneau non avesse proprio in mente di dare un’occhiata lassù, quando è passato dalle nostre parti, nel 1962. 

Enrico Baj (1924 - 2003) Protagonista delle Avanguardie degli anni Cinquanta e Sessanta, accanto a Fontana, Jorn, Manzoni, Klein, Enrico Baj ha rapporti di amicizia con Queneau, Max Ernst, Marcel Duchamp, E. L. T. Mesens, e altri artisti del gruppo CoBra, con il Nouveau Réalisme, il Surrealismo e la Patafisica.

C’era molta gente a Lerici in quei giorni di settembre e lui se ne lamenta con l’amico che gli ha prenotato la stanza.
In una lettera ad Enrico Baj, amico pittore e scultore, probabile frequentatore abituale di Lerici, lo ringrazia di esser riuscito a trovargli una camera per la notte: tutti gli alberghi erano completi! 

Lerici gli è molto piaciuta, forse avrebbe voluto fermarsi qualche giorno in più ma scrive “…non mi rendevo conto che v’erano ancora tutti a fare i turisti…non vi era nulla di libero per un soggiorno durevole.  Decisamente è un fenomeno dei tempi  moderni, i milioni di persone che si trascinano sulle strade, molto simili alle invasioni dei barbari…”

Avrebbe preferito una Lerici più tranquilla, magari fuori stagione!

Calmo è l’albero


Calmo è l’albero che si erge diritto oppure storto
Calmo è anche l’arbusto nella sua mediocrità
Calmo è il fiero cavallo immune dal cimurro
Calmo è il fungo e la moglie borracina
Calmo è il ruscello calmo anche il torrente
Calmo è il corso del tempo fissato che mi porta
Calmo il fiore che muore 
Calma l’erba che spunta

In Italia si comincia a parlare di Queneau a partire dal 1959 in un libro di Franco Fortini  Il movimento surrealista, dove è riportata la poesia di Queneau La spiegazione delle metafore, oltre ad un brano tratto da Le Chiendent, Saturnino filosofo. Nel 1969 lo stesso Fortini si cimenta nella traduzione, tutt’altro che facile, di Zazie dans le métro. Nel 1961 la rivista il “Caffè” dedica a Raymond Queneau il numero 6 della rivista riportando il breve testo Zazie nella sua giovane età, in francese. Nel 1963 Guanda pubblica L’istante fatale con il testo a fronte e nel 1967 Einaudi pubblica Les Fleurs bleues tradotto da Italo Calvino.

@ Annalisa Tacoli

🇫🇷 “PERCORSI” – Raymond Queneau a Lerici per una notte