🇫🇷 Hélène de Beauvoir lavora a Trebiano in un grande studio pieno di sole

Sorella minore di Simone de Beauvoir, insieme al marito Lionel de Roulet, passava lunghi periodi di vacanza, d’estate o a Natale, nella pace di Trebiano, piccolo borgo di case sulle alture della Val di Magra. Avevano acquistato l’abitazione nel 1963. Quella casa era il loro guscio… e lì la sorella Simone e Sartre erano venuti spesso a trovarli. “Mia sorella, d’estate in Italia, nella sua casa di Trebiano, lavora in un grande studio pieno di sole…” scriveva Simone nella sua autobiografia del ’72.

Dal basso il villaggio aveva un aspetto grandioso col suo castello, la maestosa chiesa barocca, i muraglioni a picco. Ma mi smarrii un poco prima che qualcuno mi indicasse la stretta strada che vi conduceva…Che ricompensa ritrovarmi seduta su una terrazza con mia sorella, a guardare la campagna e il mare.” ( da “A conti fatti”)

Hélène si era legata al cosiddetto “Concilio” di Bocca di Magra: tra fiume e mare, sotto un pergolato di glicine, attorno a Giulio Einaudi e al suo gruppo di amici : Cesare Pavese, Vittorini, Calvino, Vittorio Sereni, Marguerite Duras.
Hélène de Beauvoir era nata nel 1910. Di carattere dolce e remissivo, ben diversa dalla sorella maggiore di cui ammirava la forte personalità e appoggiava con discrezione le battaglie sociali.

Hélène de Beauvoir (1910 - 2001)

Al primo appuntamento con Sartre, Simone de Beauvoir aveva mandato la sorella, di vent’ anni, più bella di lei, più giovane e bionda ma anche molto meno intellettuale; giocare a Sartre un piccolo tiro le era sembrata una buona tattica. Sartre invece la prese malissimo!
Grazie all’aiuto finanziario di Simone, Hélène affitta un atelier in rue Santeuil a Parigi: «D’un geste assuré, elle installa ses pinceaux, son chevalet, et prépara ses toiles. La vraie vie commençait.» Nel 1936, a 25 anni espone per la prima volta a Parigi nella Galerie Bonjean.
I critici l’accolgono con simpatia.
Sartre diceva che Hélène dipingeva soprattutto sogni!
È a partire dagli eventi del Maggio ’68 che Hélène mette la sua arte al servizio della realtà quotidiana. Sono dipinti pieni di furore e di speranza che rappresentano le attese della gioventù di quel momento storico. Le critiche furono elogiative:

Elle écrit des tableaux comme on tient un journal. Elle habite les rues, elle prend part, elle prend feu, elle prend parti, elle prend ses pinceaux. Son journal n’est pas seulement d’une fraîcheur de printemps, il est aussi d’une précision de flèche, elliptique, élégante et maligne.

Hélène de Beauvoir, Paysannes

H. de Beauvoir trova una sua linea pittorica in cui brillano la luce e i colori mediterranei.
«Fra i limiti dell’imitazione e l’aridità dell’astrazione pura, ha inventato la sua strada”, questo commento benevolo di Sartre sul lavoro di Hélène rivela che la giovane pittrice ha saputo ispirarsi alle correnti artistiche più varie allontanandosene però quanto basta per costruirsi una propria opera originale. Il suo percorso artistico fra figurativo e astrazione si è nutrito infatti di tutti i paesaggi, colori e ambienti che ha potuto conoscere viaggiando al seguito del marito, fra Portogallo, Marocco e Italia, la Liguria e il suo amato borgo di Trebiano.
Anche Picasso nel 1936 ne ammirava la pittura singolare e ne apprezzava l’indipendenza.
Vittorio Sereni, uno degli amici di Bocca di Magra, guardando il panorama dalle alture, in felice consonanza con i dipinti di Hélène de Beauvoir, nella raccolta “Un posto di vacanza” aveva scritto: “Ma guarda – tornano voci dalla foce – guarda da un’ora all’altra
 come cambiano i colori: di grigio in verde, di verde 
in freschissimo azzurro”.

Più tardi Hélène realizzerà opere di denuncia contro la distruzione della natura da parte dell’uomo, l’inquinamento e si farà portavoce della difesa della donna. Nel ’67 Hélène illustra per la sorella il romanzo “Una donna spezzata”.
Jean-Paul Sartre le rende omaggio nella prefazione di un’esposizione, scrivendo:
Dans les tableaux d’Hélène de Beauvoir, une joie, une angoisse émanent avec une saisissante évidence d’images dont les contours ne sont pas tracés… il faut savoir dépasser l’apparente facilité …”
A partire dagli anni ’70, Hélène de Beauvoir espone in tutto il mondo : Tokyo, Bruxelles, Losanna, Roma, Milano, Amsterdam, Boston, Messico, La Haye, Strasburgo, Praga, Paris. La Word Nasse Gallery di New York propone una retrospettiva delle sue opere femministe ed ecologiste.
Dipinge fino agli ultimi giorni di vita e, finché ha potuto, è venuta a passare le vacanze a Trebiano dove, nel luglio del 1984, aveva avuto la gioia di ricevere la cittadinanza onoraria del Comune di Arcola.

Muore a Parigi nel 2001 ed è sepolta al Père Lachaise.

Il ricordo di Hélène de Beauvoir è ancora vivo e recentemente alcune sue tele sono state esposte grazie alla passione di Walter Tacchini di Trebiano, uno di quelli che lei chiamava ma petite famille italienne, che conserva tuttora la sua memoria con le opere che lei stessa gli ha lasciato.
Scriveva Valerio Cremolini in un commento critico:
“…
ho davanti a me quindici piacevoli dipinti di grande formato eseguiti in anni diversi durante i graditi soggiorni a Trebiano, che in qualche modo parlano di Hélène, pittrice dall’indiscutibile talento nel trattare con cura il disegno e i colori, sempre vibranti e pieni di luce, offrendo la sensazione della freschezza e dell’immediatezza compositiva… l’azzurro dell’infinito, il bianco innocente e puro, il verde dell’abbondanza, il nostalgico viola, l’arancione simbolo di sapienza e armonia e il rosa, che rivela delicatezza e pace.

@Annalisa Tacoli

 

Hélène de Beauvoir, Assise dans l'herbe, 1992
🇫🇷 “PERCORSI” – Hélène de Beauvoir, lavora a Trebiano in un grande studio pieno di sole